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Dialoghi - Chat 3: narcisismo e trascendenza


     Secondo me il narcisismo è uno sguardo mancato, non solo da parte della madre, cosa abbastanza riconosciuta ed evidente, ma uno sguardo mancato su di sé; è una mancata riflessione sulla propria trascendenza. Quando una persona si guarda e non vede la trascendenza, cade, in un certo senso, nello specchio, nel suo riflesso simmetrico. Narciso potrebbe vedere al di là della propria immagine, perché si vede riflesso nell'acqua, portatrice di una profondità che lo trascende e quindi potrebbe vedere oltre quell'apparenza di sé. Potenzialmente potrebbe salvarsi perché la propria immagine riflessa nell'acqua non è semplicemente lo specchio, ma è qualcosa di molto più fluido e trascendentale che la riflette.


      Potremmo chiederci in che relazione sta il Puer con questa tematica del narcisismo. È sottile il confine tra il bisogno di uno sguardo che riconfermi in continuazione l'Io e qualcosa invece che può farti accedere a un altro sguardo. Specchiandosi nella profondità della natura, Narciso sembra fare l'esperienza della propria profondità archetipica, portatrice di un'immagine che va oltre l'Io. Probabilmente la tematica clinica legata al narcisismo è rintracciabile soprattutto nello scarto valoriale tra ciò che si vede allo specchio (la profondità) e ciò che invece si percepisce di se stessi (l'inconsistenza, l'insicurezza, la fragilità, l'invidia...).


© Ivan Paterlini

Da Dialoghi, (2021) MAGI edizioni, pag.161-162 

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.