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Dialoghi 10 - Franco Loi e il compagno calciatore


      […] Dopo la conferenza che feci con Franco Loi e Brocciato, altro poeta interessantissimo, andammo a cena insieme. Cosa ti aspetteresti da un poeta così importante, elevato e colto? Durante la cena Loi ricordava con grande commozione un suo compagno di classe delle scuole medie che giocava a calcio in modo straordinario; ne parlava come se stesse recitando o ricordando una poesia stupenda. Ecco, questa è la mercurialità artistica che sa dislocarsi e disorientarti. E questo è il sapere che anche un analista dovrebbe possedere per trovare con i pazienti sempre nuove e rinnovate espressioni.

    Mi piace molto quello che stai dicendo, sono completamente d'accordo. Leggevo tempo fa che Bergman passava le sue domeniche a guardare i serial di ultima categoria alla televisione e gli piacevano moltissimo.


      Sì, perché il desiderio non può essere preconfezionato, prevedibile, stereotipato, come tanti fruitori d'arte vorrebbero farci credere. Ecco, lì non c'è arte e non c'è desiderio, non c'è verità, mi vien da dire.

    È un modo di relazionarsi alla vita diverso; la verità tocca qualsiasi punto della vita. Per me non c'è differenza tra l'andare a cercare fossili, andare in montagna, quando fotografo, andare in barca a vela in certi momenti, discutere con te, scrivere sul cervo… non c'è differenza di potenziale, di intensità, di vibrazioni. Per me è in gioco uno sguardo trascendente, c'è una tensione che va al di là del visibile. Franco Loi, quando parla del suo compagno di classe calciatore, vede qualcosa che non è una visione profana della vita, ma un'altra visione. È questo che ti entusiasma, quel qualcosa di completamente trascendentale.


© Ivan Paterlini

Da Dialoghi, (2021) MAGI edizioni, pagina 179

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.