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Dialoghi - Chat 9: Puer e Senex un viaggio infinito


     […] È come se il corpo ci mandasse segnali che rappresentano il limite, la vecchiaia ecc. e il Puer che porti in te parlasse invece d'altro, di qualcosa che non può spegnersi. Però devi riportarlo dentro, in qualche modo e a un certo punto della vita, restituirlo, magari dentro una forma d'arte...

    Sì, ed è anche il risultato di un'esperienza personale e unica. Credo inoltre che l'espressione di questo conflitto (illusione- realtà) può prendere forme molto diverse: una proviene dalla delusione e dal disincanto, produce lo svuotamento di senso, la fine della ricerca e dell'incanto. Tutto questo scaturisce dal non reggere il dolore di fronte al limite e genera quella figura che Gug- genbühl-Craig ha chiamato il vecchio stolto. L'altro invece proviene dalla comprensione profonda che l'elemento bambino è un archetipo, un nucleo ineliminabile che appartiene alla vita e all'essere in vita e forse all'essere in morte; quando si affaccia la morte questo elemento diventa essenziale. Rendermi conto di certe cose e accettare la parte misteriosa della vita, nel momento in cui colgo il limite del mio conoscere, ma anche il desiderio di andare oltre, l'incanto di fronte all'ignoto. Lo stesso desiderio che, quando ero giovane, mi dava la spinta per scalare, attualmente mi spinge a portare avanti le mie ricerche, pur cogliendo con maggiore lucidità l'insondabilità del reale, l'irraggiungibilità della cer- va bianca... qui il Puer è molto attivo e lo può essere perché può respirare; la parte dell'infinito è implicata, non c'è conclusione, ordine, non c'è un termine codificato, ma tutto è soggetto a una for- ma di consapevole illimitatezza. Se cominci a credere di sapere, il Puer si devitalizza; se il tuo sapere è codificato e le cose sono già note, il Puer muore […]


© Ivan Paterlini

Da Dialoghi, (2021) MAGI edizioni, pagina

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.