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Dialoghi - Chat 5: una notte al Musée Picasso di Parigi


     In una recente puntata di La Grande Librairie, sul canale TV France5, la scrittrice e psichiatra Lydie Salvaire (Premio Gon- court, 2014) parlava del suo ultimo libro Marcher jusqu'au soir. L'editore Stock invita la scrittrice a dormire al Musée Picasso di Parigi durante la mostra Picasso-Giacometti. Dopo molte esita- zioni la Salvaire accetta la strana proposta e le mettono un lettino da campo proprio ai piedi di una famosa opera di Giacometti, L'Homme qui marche, che lei ama in modo particolare. Con grande stupore, dapprima un po' spaventata e intimidita, la scrittrice si accorge che non sente nulla, non prova nessuna emozione di fronte all'opera. E invece, lentamente, le accade di sentire un'altra cosa, del tutto inattesa: la modestia e l'impotenza di Giacometti. Il suo non riuscire mai a raggiungere la realtà. E questo la rimanda indietro, alla propria infanzia, alla propria ferita, a un padre innominabile, del quale non è mai riuscita a parlare. Il libro parte dall'opera di Giacometti per arrivare alla propria ferita, alla propria biografia e alla propria impotenza.


      La comunicazione richiede una mancanza, deve saperti colpire, deve saperti disorientare; necessita di un salto che sappia entrare in modo coincidente nella mancanza dell'altro. L'artista sa compiere il primo passo, sa compiere quel gesto simbolico che anticipa il riconoscimento dell'altro, del fruitore. Egli sa parlare di quella ferita, di quella mancanza, di quel sacrificio restituendo (e questo è il punto fondamentale) l'emozione e lo spirito della vita.


© Ivan Paterlini

Da Dialoghi, (2021) MAGI edizioni, pagina 80 

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.