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Dialoghi - Chat 7: Lo smarrimento nel gioco della vertigine


      Ri-creare significa creare sempre nuovamente qualcosa trasgredendo e questo ci porta sempre sui confini della vertigine. Trasgredire per accedere alle parti più vere di sé in favore di uno stile di vita personale, unico, completo, intero. Caillois, nel libro bellissimo che citavi, parlando del gioco dei bambini che spesso si associa alla vertigine, scrive:

"Ogni bambino conosce altrettanto bene, girando vorticosamente su se stesso, il modo di accedere a uno stato centrifugo di dispersione e sbandamento in cui il corpo non ritrova che a fatica il suo equilibrio [...] Nel gioco della trottola, per esempio, il bambino ruota su un tac- co più velocemente che può (Caillois, 2017, p. 41)."


     Anche più in generale, il gioco sembra costituire la spinta originaria di un'immaginazione mitica, o della creazione di un mito.


© Ivan Paterlini

Da Dialoghi, (2021) MAGI edizioni, pagina 146-147 

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.