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Dialoghi - Chat 4: creature unicellulari e visionarie


     Penso che l'ispirazione che traccia il destino inizi sin da piccoli. Quando avevo tre anni, andavo con mio nonno a cercare fossili in Francia. Lì già mi ponevo delle domande. Per me era una meraviglia. Qualcuno, tempo fa, mi ha chiesto perché ho scelto di fare l'analista e io ho risposto: «Perché mio nonno mi portava a cercare fossili». È vero, perché ho iniziato a immaginare tutta una storia di sedimentazione geologica antichissima e la cosa interessante era andare a cercare in fondo, dove la vita cominciava; questi fossili erano segni di vita che si era deposi- tata e che raccontava storie meravigliose, che mio nonno mi faceva scoprire. Quando avevo quindici anni volevo fare il geologo, poi l'archeologo, poi lo psicoanalista. Mi interessava la psiche che si nascondeva nella materia. La cerva bianca sollecita la psiche a seguirla, suscita passione, desiderio, curiosità, ener- gia, interesse, diventa imprescindibile e ti chiama, anche se non la riconosci bene.


      È l'idea centrale di Edgar Morin: l'individuo non nasce con la nostra specie, ma con la nascita sul nostro pianeta dell'organizzazione del vivente. Se vogliamo quindi conoscere la nostra specifica soggettività, dobbiamo saper incontrare l'emergere di una storia molto più antica (i fossili che cercavi con tuo nonno). La nostra parentela con ogni creatura vivente, anche la più elementare unicellulare, sembrerebbe definire la nostra specifica soggettività di creature visionarie, sociali e autoriflessive.


© Ivan Paterlini

Da Dialoghi, (2021) MAGI edizioni, pagina 178 

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.