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SAND PLAY THERAPY

UN METODO TERAPEUTICO ANALITICO

Il Gioco della Sabbia è un metodo terapeutico analitico che prende origine da Dora Kalff, che fu paziente di Carl Gustav Jung, e che a sua volta si ispirò al “Gioco del Mondo” della pediatra Margareta Lowenfeld. Il Gioco della Sabbia, un metodo molto diffuso in Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti e Giappone, ha avuto anche in Italia una buona diffusione attraverso analisti junghiani. Permette di curare molte situazioni psicopatologiche e sviluppare importanti parti della personalità all’interno di uno spazio libero e protetto, ordinatore simbolico di nuove traiettorie e possibilità. A disposizione del paziente vi sono numerosissimi oggetti in miniatura che sollecitano la sua attenzione, la sua curiosità, le sue dinamiche interiori, attivandole in direzione di movimenti inediti. Gli aspetti intercorporei, intersoggettivi, spaziali e musicali (il silenzio), sono tra le principali dinamiche attive durante questo processo terapeutico che sa emozionare dove le parole mancano o sono interrotte e dimenticate. La mia passione per questo metodo è una passione nata attraverso l’amore per l’arte e gli aspetti creativi di ogni essere umano. La mia conoscenza di alcuni strumenti musicali mi consente di seguire e riconoscere il ritmo, la melodia e l’armonia di ogni quadro di sabbia che accompagnano le immagini simboliche emergenti. Sono membro ordinario LAI (Laboratorio Analitico delle Immagini) e ho dedicato a questo metodo il mio ultimo libro: Scenari interiori, il Gioco della Sabbia tra psicosi e creatività.

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Parteciperanno alle varie puntate esponenti di spicco nel panorama culturale, artistico e psicoanalitico italiano.

Vi diamo appuntamento ogni mercoledì per i nuovi episodi.

Inizia un viaggio inaspettato: quello che doveva essere un semplice podcast su un libro si è trasformato in qualcosa di molto più ampio e profondo. Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista è solo uno stimolo iniziale per dare modo ai tanti ospiti di raccontarsi, di proporre la propria visione sul libro, sulla clinica, sull'arte e, forse, sulla vita. La domanda che rimarrà sospesa fino alla fine di ogni episodio è sempre la stessa: cosa significa pensare per immagini.

 

C'è una domanda che attraversa i secoli e che Cervantes ha formulato meglio di chiunque altro: chi è davvero il folle,  chi sogna o chi ha rinunciato a sognare? In questa serie di podcast, lo psicoanalista Ivan Paterlini e il critico musicale Alberto Mattioli si incontrano intorno a una delle opere più visionarie del repertorio lirico: il Don Quichotte di Jules Massenet, andato in scena al Teatro Ponchielli di Cremona nella regia di Kristian Fredric. Un'opera in cui la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia una forma inattesa di salvezza. Il loro dialogo è un viaggio a due voci , e a due sguardi,  tra Cervantes, Jung e Massenet. Da un lato la musica, con la sua capacità di rendere udibile l'invisibile.