Ciò che è rimasto
Questa rubrica nasce da un'idea semplice: che guardare una fotografia di Guidi e stare in analisi siano la stessa operazione vista da due lati. Entrambe rifiutano di lasciare le cose dove sembravano essersi ritirate per sempre. Entrambe prestano ascolto a ciò che non chiede di essere risolto, ma soltanto di essere guardato ancora.
Ogni settimana prendo un'immagine. Un interno, una finestra, un paesaggio, un dittico. La guardo a lungo, senza fretta, e lascio che mi chieda conto: e questo, dove lo lasci? Cosa intendi farne? Da lì il testo si apre — verso il tempo, la memoria, l'inconscio, la fragilità di uno sguardo che non si difende.
Non è una rubrica di critica fotografica, e non è un diario di analisi. È una pratica dell'ospitalità verso ciò che è stato scartato: gli scarti di Guidi, i residui di chi legge, i resti che ogni settimana provo a risvegliare invece di spiegare.
Si comincia da Rubiera, 2005...
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