Skip to main content

Ghirri nello sguardo dello psicoanalista | Iolanda Stocchi - doppiozero.com

Articolo pubblicato on-line su DOPPIOZERO.COM - 08 luglio 2025

di Iolanda Stocchi
Copertina | Ivan Paterlini - 2025 - "Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista" - Mimesis Edizioni

Il libro di Paterlini – Luigi Ghirri dentro lo scatto di un analista, Mimesis 2025 – si colloca felicemente in quel filone chiamato "poetica della clinica" che abbandona il linguaggio diagnostico per usare il mito, l'arte, la letteratura non solo come contenuto per parlare della psiche, ma anche come metodo. Poetica perché è un fare – pioiesis – che agisce e al tempo stesso anima una narrazione che oltre diagnosi è già cura. L'arte strumento di cura.

Già in La psiche colorata, Paterlini insieme a Janigro e Mirabelli si era interrogato su quali forme possibili della relazione analitica potevano avvicinarla all'opera artistica, e ricordava che nel seminario parigino del 1978 Wilfred Bion accostava il mestiere dell'analista a quello dell'artista, e invitava gli psicoanalisti a interrogarsi su che genere di artista fossero.

La relazione analitica per Paterlini è una relazione tra opere vive che si mostrano vicendevolmente scambiandosi di continuo le parti, sognandosi e guardandosi: "sono istantanee che sanno fissare per ogni seduta una parola, un gesto, uno sguardo, una nuova visione." Anche Lacan sembra andare in questa direzione quando scrive: "ciò che fondamentalmente mi determina nel visibile è lo sguardo che è al di fuori. È attraverso lo sguardo che io entro nella luce, ed è dallo sguardo che ne ricevo l'effetto.". Lo sguardo genera l'immagine.

In questa nuova opera Paterlini ci mostra infatti come la fotografia possa diventare metodo e postura analitica, e cosa si può imparare da uno scatto fotografico.

Concordo con Émile Zola quando afferma che non si può dire di aver visto una cosa

finché non la si è fotografata. Cosa significa questo nella stanza dell'analista? Come fotografare il paesaggio della psiche del paziente?

Il libro è diviso in cinque sezioni – cornici, spazio, paesaggio, soglie e mondo – che rimandano tutte al concetto di confine, in un continuo e fecondo dialogo tra fotografia e stanza d'analisi, e narra di luoghi più che di spazi. Scrive l'autore: "Le cose create possono originare solo da un luogo specifico (…) Il luogo è soggettivo e unico, intrinsecamente connesso alle relazioni che definiscono il nostro essere e la nostra identità. Mentre lo spazio si limita a misurare l'ambiente, è il luogo che gli conferisce vita e significato." La stanza d'analisi è un luogo al confine di mondi, dentro una cornice – il setting – che ci permette di attraversare soglie per contattare il paesaggio della psiche.

Per questo le inquadrature tipiche di Ghirri – che ci invitano ad accettare di dislocare il nostro sguardo per poter immaginare mondi diversi, sui confini – possono essere d'aiuto per comprendere cosa mettere a fuoco, cosa guardare. Marco Belpoliti, nel suo libro Pianura, scrive che il regista Michelangelo Antonioni "inquadra come se il fulcro del suo interesse fosse a fianco di quello che accade, non al centro: il centro è un destino incomprensibile, dai contorni troppo vaghi"."
Disegni a penna su carta di Daniela Nasoni

Nella stanza d'analisi cosa resta fuori è di vitale importanza.

Le foto e la fotografia di Luigi Ghirri – il suo sguardo – ci aiutano a guardare alla stanza d'analisi come un fotografo sceglie la sua inquadratura, e sceglie cosa in quel momento ha senso che diventi figura e cosa deve scivolare invece sullo sfondo, cosa è necessario rimanga fuori dalla cornice, ma non per questo cessa di esistere e di avere importanza.

Voglio accennare alla funzione che l'immagine svolge, che è simile a quella della pelle psichica, nel senso descritto dallo psicoanalista Didier Anzieu, perché media tra interno ed esterno, motivo per il quale non è facile cambiare pelle e vedere altro. L'immagine come pelle implica infatti la scelta di cosa è Io e cosa è non-Io, e quando ci sono visioni che ci inquietano e non vogliamo vedere il nostro sguardo non le raccoglie, anche se le abbiamo davanti agli occhi.
Noi analisti dobbiamo prestare orecchio ed essere attenti allo sfondo, al dettaglio che getta luce, e fa emergere e vedere figure nuove.

Ghirri è maestro in questo, e Paterlini ci guida in un viaggio affascinante dentro lo sguardo di Ghirri, e attraverso alcuni dei suoi "scatti" ci aiuta a comprendere cosa mettere a fuoco, e cosa invece va guardato attraverso la nebbia, sfumato, per essere visto.

Infatti questo prezioso libro è qualcosa di più di un libro su Ghirri – fotografo amato da Paterlini – perché l'autore in questo continuo dialogo tra l'artista e la stanza d'analisi, crea un ponte: quello che avviene nella stanza d'analisi prende forma in una foto di Ghirri, e una foto di Ghirri acquista un'altra luce attraverso un racconto analitico. Questa ricerca di connessioni è anche uno dei compiti di un percorso analitico, che consiste infatti nello sviluppare la capacità di cogliere connessioni nascoste e rivelatrici che illuminino e riparino. Lo stesso transfert è una forma di "ri-connessione" tra presente e passato per una nuova creazione che non ripeta, ma trasformi. E questa è la sensazione che abbiamo leggendo questo libro."Il passato e il tempo rappresentano per Ghirri uno dei temi fondamentali della sua poetica: una poetica che sa recuperare tutti i residui lasciati nelle pieghe nascoste di una memoria lontana dai miti del nostro tempo. (…) Quella di Ghirri è un'esplorazione stratificata nel tempo che sa restituirgli un "conosciuto non pensato", rimosso, perduto, in direzione di un passato più antico, infinito e mitico." Come accade nella stanza d'analisi l'emergere improvviso di un ricordo rappresenta la possibiltà di riconnettersi e riparare "quel selciato sconnesso che costituisce il tessuto frammentato delle nostre esperienze e delle nostre emozioni." Lo sguardo di Ghirri sa recuperare i segreti della mancanza, quello che è naufragato, come la madre di Monica – di cui racconta Paterlini – che "ritorna" improvvisamente a riprendersi cura dello sguardo della figlia e della sua vita. "Quello sguardo improvviso di Ghirri a Scandiano sa recuperare dalla rete metallica la profondità che si focalizza su ciò che in quel momento diventa rivisitabile, in una sintesi di tempo per un altro nuovo tempo, da costruire all'interno del paradosso tipico delle verità emotive, radicalmente soggettive e nello stesso istante collettive e atemporali". Perché il desiderio sia creativo bisogna saper guardare alla mancanza che lo precede, alla causa che lo ha generato. 

Disegni a penna su carta di Daniela Nasoni

Nella stanza d'analisi cosa resta fuori è di vitale importanza.

Le foto e la fotografia di Luigi Ghirri – il suo sguardo – ci aiutano a guardare alla stanza d'analisi come un fotografo sceglie la sua inquadratura, e sceglie cosa in quel momento ha senso che diventi figura e cosa deve scivolare invece sullo sfondo, cosa è necessario rimanga fuori dalla cornice, ma non per questo cessa di esistere e di avere importanza.

Voglio accennare alla funzione che l'immagine svolge, che è simile a quella della pelle psichica, nel senso descritto dallo psicoanalista Didier Anzieu, perché media tra interno ed esterno, motivo per il quale non è facile cambiare pelle e vedere altro. L'immagine come pelle implica infatti la scelta di cosa è Io e cosa è non-Io, e quando ci sono visioni che ci inquietano e non vogliamo vedere il nostro sguardo non le raccoglie, anche se le abbiamo davanti agli occhi.
Noi analisti dobbiamo prestare orecchio ed essere attenti allo sfondo, al dettaglio che getta luce, e fa emergere e vedere figure nuove.

Ghirri è maestro in questo, e Paterlini ci guida in un viaggio affascinante dentro lo sguardo di Ghirri, e attraverso alcuni dei suoi "scatti" ci aiuta a comprendere cosa mettere a fuoco, e cosa invece va guardato attraverso la nebbia, sfumato, per essere visto.

Infatti questo prezioso libro è qualcosa di più di un libro su Ghirri – fotografo amato da Paterlini – perché l'autore in questo continuo dialogo tra l'artista e la stanza d'analisi, crea un ponte: quello che avviene nella stanza d'analisi prende forma in una foto di Ghirri, e una foto di Ghirri acquista un'altra luce attraverso un racconto analitico. Questa ricerca di connessioni è anche uno dei compiti di un percorso analitico, che consiste infatti nello sviluppare la capacità di cogliere connessioni nascoste e rivelatrici che illuminino e riparino. Lo stesso transfert è una forma di "ri-connessione" tra presente e passato per una nuova creazione che non ripeta, ma trasformi. E questa è la sensazione che abbiamo leggendo questo libro."Il passato e il tempo rappresentano per Ghirri uno dei temi fondamentali della sua poetica: una poetica che sa recuperare tutti i residui lasciati nelle pieghe nascoste di una memoria lontana dai miti del nostro tempo. (…) Quella di Ghirri è un'esplorazione stratificata nel tempo che sa restituirgli un "conosciuto non pensato", rimosso, perduto, in direzione di un passato più antico, infinito e mitico." Come accade nella stanza d'analisi l'emergere improvviso di un ricordo rappresenta la possibiltà di riconnettersi e riparare "quel selciato sconnesso che costituisce il tessuto frammentato delle nostre esperienze e delle nostre emozioni." Lo sguardo di Ghirri sa recuperare i segreti della mancanza, quello che è naufragato, come la madre di Monica – di cui racconta Paterlini – che "ritorna" improvvisamente a riprendersi cura dello sguardo della figlia e della sua vita. "Quello sguardo improvviso di Ghirri a Scandiano sa recuperare dalla rete metallica la profondità che si focalizza su ciò che in quel momento diventa rivisitabile, in una sintesi di tempo per un altro nuovo tempo, da costruire all'interno del paradosso tipico delle verità emotive, radicalmente soggettive e nello stesso istante collettive e atemporali". Perché il desiderio sia creativo bisogna saper guardare alla mancanza che lo precede, alla causa che lo ha generato. 

Disegni a penna su carta di Daniela Nasoni

Nella stanza d'analisi cosa resta fuori è di vitale importanza.

Le foto e la fotografia di Luigi Ghirri – il suo sguardo – ci aiutano a guardare alla stanza d'analisi come un fotografo sceglie la sua inquadratura, e sceglie cosa in quel momento ha senso che diventi figura e cosa deve scivolare invece sullo sfondo, cosa è necessario rimanga fuori dalla cornice, ma non per questo cessa di esistere e di avere importanza.

Voglio accennare alla funzione che l'immagine svolge, che è simile a quella della pelle psichica, nel senso descritto dallo psicoanalista Didier Anzieu, perché media tra interno ed esterno, motivo per il quale non è facile cambiare pelle e vedere altro. L'immagine come pelle implica infatti la scelta di cosa è Io e cosa è non-Io, e quando ci sono visioni che ci inquietano e non vogliamo vedere il nostro sguardo non le raccoglie, anche se le abbiamo davanti agli occhi.
Noi analisti dobbiamo prestare orecchio ed essere attenti allo sfondo, al dettaglio che getta luce, e fa emergere e vedere figure nuove.

Ghirri è maestro in questo, e Paterlini ci guida in un viaggio affascinante dentro lo sguardo di Ghirri, e attraverso alcuni dei suoi "scatti" ci aiuta a comprendere cosa mettere a fuoco, e cosa invece va guardato attraverso la nebbia, sfumato, per essere visto.

Infatti questo prezioso libro è qualcosa di più di un libro su Ghirri – fotografo amato da Paterlini – perché l'autore in questo continuo dialogo tra l'artista e la stanza d'analisi, crea un ponte: quello che avviene nella stanza d'analisi prende forma in una foto di Ghirri, e una foto di Ghirri acquista un'altra luce attraverso un racconto analitico. Questa ricerca di connessioni è anche uno dei compiti di un percorso analitico, che consiste infatti nello sviluppare la capacità di cogliere connessioni nascoste e rivelatrici che illuminino e riparino. Lo stesso transfert è una forma di "ri-connessione" tra presente e passato per una nuova creazione che non ripeta, ma trasformi. E questa è la sensazione che abbiamo leggendo questo libro."Il passato e il tempo rappresentano per Ghirri uno dei temi fondamentali della sua poetica: una poetica che sa recuperare tutti i residui lasciati nelle pieghe nascoste di una memoria lontana dai miti del nostro tempo. (…) Quella di Ghirri è un'esplorazione stratificata nel tempo che sa restituirgli un "conosciuto non pensato", rimosso, perduto, in direzione di un passato più antico, infinito e mitico." Come accade nella stanza d'analisi l'emergere improvviso di un ricordo rappresenta la possibiltà di riconnettersi e riparare "quel selciato sconnesso che costituisce il tessuto frammentato delle nostre esperienze e delle nostre emozioni." Lo sguardo di Ghirri sa recuperare i segreti della mancanza, quello che è naufragato, come la madre di Monica – di cui racconta Paterlini – che "ritorna" improvvisamente a riprendersi cura dello sguardo della figlia e della sua vita. "Quello sguardo improvviso di Ghirri a Scandiano sa recuperare dalla rete metallica la profondità che si focalizza su ciò che in quel momento diventa rivisitabile, in una sintesi di tempo per un altro nuovo tempo, da costruire all'interno del paradosso tipico delle verità emotive, radicalmente soggettive e nello stesso istante collettive e atemporali". Perché il desiderio sia creativo bisogna saper guardare alla mancanza che lo precede, alla causa che lo ha generato. 


×
Stay Informed

When you subscribe to the blog, we will send you an e-mail when there are new updates on the site so you wouldn't miss them.

Related Posts