La follia che salva: Don Chisciotte tra musica e mito
Un dialogo intervista tra Ivan Paterlini e Alberto Mattioli
Tra musica, mito e psiche, il nostro tempo incontra l'eterno cavaliere errante.
Nel Don Quichotte di Jules Massenet, la follia si fa rivelazione, la morte metamorfosi, la nostalgia salvezza. Ma chi è davvero il folle — chi sogna o chi rinuncia a sognare? Con Alberto Mattioli esploriamo il mondo interiore di Don Chisciotte e del suo doppio Sancho Panza: l'intuizione e la sensazione, l'ideale e la materia, il mythos e il logos.
Un viaggio tra Cervantes, Jung e la musica di Massenet, dove la psiche diventa scena, e la follia — forse — la forma più alta della saggezza.
Ascoltare questo dialogo significa affrontare l'avventura più umana di tutte: ricreare il mondo dentro di sé. Nell'opera del regista Kristian Fredric messa in scena al Teatro Ponchielli di Cremona, il gioco e l'infanzia diventano il cuore stesso della creazione.
Come scrive Papini, ogni atto artistico nasce da una deformazione volontaria del reale — un modo di trasformare la ferita in forma, la mancanza in immaginazione.
L'arte, come la follia di Don Chisciotte, è la battaglia contro i mulini a vento: un atto infantile e sublime, in cui il sogno rimodella il mondo. Perché creare significa tornare al gioco originario, là dove arte e vita si confondono, e l'anima — come il cavaliere errante malato e in punto di morte — continua a far sognare ciò che il mondo, diversamente, rischierebbe di dimenticare.
Fotografie Andrea Bolzoni