Sabato, 28 Marzo 2020 14:18

Le fiabe e le verità scomode: come raccontare ai più piccoli la pandemia

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Quanto possono le fiabe aiutarci nel condividere con i più piccoli quanto sta accadendo in tempo di pandemia? Quanto possono sorprenderci e accompagnarci nella comprensione inconscia del periodo che stiamo vivendo? Le fiabe, con la loro cruenza e spesso incomprensibilità, sono l’espressone più pura, genuina e semplice di ciò che inconsciamente appartiene alla psiche collettiva. Come i miti, sanno farci scoprire i fondamenti della psiche umana perché riflettono con grandissima precisione le matrici delle nostre strutture psichiche e archetipiche.

La fiaba si distingue dalle favole e dalle leggende. La favola, a differenza della fiaba, è un racconto breve inventato che ha sempre un significato intenzionale spesso di carattere etico e moralistico. Il più noto autore antico di Favole è Esopo (560-520 A.C). Le fiabe, si distinguono a loro volta in fiabe d’autore (e.g. Handersen che racconta attraverso le fiabe la sua storia con lo sguardo di eterno fanciullo) e fiabe popolari.
Le tipicità che possiamo ritrovare nelle fiabe ci parlano delle dinamiche tra fratelli; ci parlano del vecchio re che deve morire per lasciare spazio al nuovo e come rappresentazione dei padri e dei genitori che devono lasciare ai figli la possibilità di crescere e differenziarsi; ci parlano della compresenza di madre buona e madre cattiva (strega) presente archetipicamente in ogni madre; ci parlano della strega, come la dea Kali,  sempre rappresentata in ogni cultura come possibilità di vedere anche le parti d’ombra dell’essere umano e non solo le falsità buoniste e unidirezionali; ci parlano del perdersi per ritrovarsi con l’aiuto di mezzi magici, spesso incarnati dagli animali come rappresentati della nostra istintività sempre più ovattata e modificata artificialmente; ci parlano del trux e del tremendum come opportunità di iniziazione al mondo e alla vita.
Le fiabe sono spesso dei racconti molto antichi, certe volte di millenni, che troviamo tramandate oralmente con un ruolo ed una funzione molto coesiva a livello sociale e, soprattutto, sanno parlare con semplice verità a bambini e adulti. Nelle culture alpine, ad esempio, ci si raccoglieva attorno ad un focolare ed un anziano iniziava la storia spesso con elementi molto forti e poi la storia continuava nel racconto degli altri presenti, di parola in parola. Già nelle opere di Platone leggiamo che le donne anziane raccontavano ai bambini storie, i mythoi. Nella tarda antichità Apuleio, scrittore del secondo secolo dopo Cristo, inserì nel suo romanzo L’asino d’oro, la fiaba di Amore e Psiche. Questa struttura, analoga a La Bella e la bestia, la ritroviamo in quasi tutto il mondo uguale.

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Tutte storie tramandate senza interruzione da una generazione all’altra, mentre il mondo cambiava e ricambiava sino a raggiungere il nostro, quello della tecnica e della scienza delle tante scoperte straordinarie che oggi non sembrano all’altezza nel fornirci gli strumenti psicologici per affrontare questa devastante pandemia. L’uso che Walt Disney spesso ha fatto delle fiabe dei fratelli Grimm, ad esempio, sono un esempio pedagogico sbagliato, perché edulcorate e modificate sul versante buonista. Lontane quindi dalla ricerca dei fratelli Grimm che, attraverso interviste nelle campagne in Germania e in Francia, raccolsero storie che da sempre si raccontavano e tramandavano così com’erano.

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Fratelli Grimm

Il loro stile asciutto e scarno ne fa un linguaggio estremamente interessante perché permette alla sfera immaginale di attivarsi e svilupparsi sollecitando un sistema immunitario adeguato per fare fronte alla sfide difficili della vita. La sfera immaginale non può essere nutrita da un’accozzaglia di informazioni continue che non portano altro che saturazione, impedendo qualsiasi meccanismo proiettivo e creativo. Se ci pensate, ciò accade anche con i giocattoli molto elaborati e sofisticati…ci vuole qualcosa di essenziale per attivare la sfera immaginale, fondamentale per la crescita e lo sviluppo sin dalla prima infanzia. Italo Calvino, uno dei più grandi nell’esprimere la capacità immaginativa, con la sua raccolta di fiabe italiana lo aveva intuito benissimo. Ci sono poi dei modelli interpretativi delle fiabe molto interessanti, quali quello di Propp e il formalismo russo, Levy Strauss, Bruno Bettelheim e la scuola psicoanalitica freudiana, Von Franz e la scuola junghiana, solo per citarne alcuni.

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Biancaneve” di Franz Jüttner,  Scholz’ Künstler-Bilderbücher, Mainz 1905)

Insomma, raccontarsi la fiaba è oggi più che mai un’opportunità di condivisione soprattutto per i più piccoli che già sanno perché portatori di una struttura psichica corrispondente. Certo, durante la fruizione della fiaba, i bambini vanno aiutati, protetti e sostenuti sul piano emotivo in alcuni passaggi, rispettando le singole soggettività e resilienze, ma non devono essere sottratti all’esperienza simbolica della fiaba che sa parlarci di vissuti molto difficili e crudeli; che sia raccontata o recitata, essa rimane fonte di nutrimento, di sviluppo immaginativo e, soprattutto,  capace di raccontarci la vita vera e mai totalmente comprensibile, quella fondamentale alla formazione del carattere e al sistema immunitario.

Letto 92 volte Ultima modifica il Sabato, 28 Marzo 2020 14:37

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