Lunedì, 04 Novembre 2019 11:37

Gli adolescenti e la morte

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Week-end scorso a Vinci (Firenze), una dicianovenne muore forse con un cocktail di pastiglie in corpo: insieme a lei, tutte le stragi del sabato sera, mi fanno riflettere su alcuni temi legati all’adolescenza e ai tanti ragazzi che ho cercato e cerco tutt’oggi di comprendere come analista e psicoterapeuta.

Ricordo un dato: i suicidi di ragazzi tra i quattordici e i venticinque anni sono la seconda causa di morte in Italia, sono tremila all’anno i giovani che muoiono per suicidio, un bollettino di morte solo secondo agli incidenti stradali. I coma etilici sono in aumento tra i ragazzini e il 43 % di loro pare abbia provato il Binge Drinking, dentro un territorio psichico di storm and stress (tempesta e tensione) insostenibile. Disturbi del comportamento di interiorizzazione del limite e di disimpegno morale (moral disengagement) nascono spesso nei primi anni di vita dentro sistemi relazionali fatti di vuoti affettivi ed emotivi abissali. Le cause sono complesse, contestuali e multifattoriali, attribuibili alla presenza sempre più evidente nel nostro Paese di povertà culturale, sociale, economica e di opportunità materiali, ma non solo; esse si intrecciano con comportamenti trasgressivi come espressione di libertà evolutive universali non associabili ad un’area di rischio specifico: il mito di Icaro ce lo ricorda. Esso racconta di un padre che raccomandò al figlio di non volare troppo alto. Icaro non lo ascoltò e si fece prendere dall'insostenibile estasi del volo avvicinandosi troppo al sole. il calore eccessivo sciolse le ali di cera e lo fece cadere nel mare dove morì. Negli ultimi decenni, come ha affermato Bergeret1, si è assistito al passaggio da una società anancastica (del dover essere) ad una società di tipo anaclitico. Nella prima società, che sottende come presupposto una famiglia etica, si accedeva all’età adulta attraverso scontri e contrapposizioni verso le leggi dei padri: la rottura generazionale implicava e segnava l’imprescindibile passaggio all’adultità come forma di trasgressione rituale incanalata spesso in ideologie accettabili.

gli adolescenti e la morte ivan paterlini 02Truffaut, i 400 colpi

Questione dal sapore archetipico: in numerose fiabe di tutto il mondo la trasformazione e le dinamiche del personaggio principale, accadono attraverso l’uccisione o la morte del re. I portatori di modelli forti, devono essere uccisi. Nella società anaclitica attuale non esistono riti di iniziazione che sappiano cerebrale il passaggio all’Adultità con il conseguente cambiamento di posizione psicologica. Jeammet2, psicoanalista francese, direttore dell’Ospedale internazionale dell’Università di Parigi, ci ricorda come le azioni suicidali come tanti altri agiti dell’adolescente, sono la ricerca disperata di difendere la propria identità ristabilendo limiti e contenimenti non affrontabili in altro modo. Si assiste ad una cottura a bagnomaria lunghissima e spesso senza fine dove ogni posizione raggiunta può liquefarsi da un momento all’altro. Non potersi mai concedere la sensazione che ciò che si è raggiunto rappresenta un traguardo indiscutibile, è il basso continuo che ossessiona la mente di tanti ragazzi. Questa sensazione di assoluta precarietà psichica, è una delle questioni più importanti nella cognizione progettuale del proprio futuro nella costruzione di resilienze interiorizzate e stabili. La rappresentazione realistica di sé necessita anzitutto di un progetto e di un percorso di vita. Se si aggiunge la confusione simmetrica tra genitori e figli impegnati vicendevolmente a rendere l’ultimo post della propria immagine più accattivante che mai, la distanza generazionale si fa solo pallido e sbiadito ricordo. La mancanza di riti di iniziazione (perseguiti attraverso forme di trasgressione estreme), la confusione tra generazioni, la liquidità dei pensieri progettuali, aprono questioni fondamentali soprattutto di tipo antropologico, che possono aiutarci a comprendere “le nuove stragi del sabato sera” effetto sintomatico generalizzabile di fragilità narcisistica. Che tipo di nuove narrazioni del Sé i giovani sono impegnati ad elaborare? Quali sono le nuove rappresentazione di Sé? Qual è il rapporto con la memoria del passato, considerando che il post di ieri è già vecchio e superato? Identità e memoria, credenze e rappresentazioni sono le questioni fondamentali su cui focalizzarsi. I genitori biologici e i genitori sociali (agenzie educative, culturali, economiche ecc…) pare siano allineati nel mantenere in uno stato di trans parte dei nuovi adolescenti rubricati come “nuovi alieni cresciuti a social e videogiochi”3. In questi nuovi adolescenti si configura facilmente un’identità diffusa o moratoria come le definì giustamente James Marcia, che esclude qualsiasi scelta impegnata, in uno stato di sospensione continuo, alimentato da una realtà spesso virtuale pervasiva fatta di emoticon e di prodotti da acquistare. Questi sono i più importanti presupposti identitari che alimentano le stragi del sabato sera, fatto di ragazzi confusi tra la realtà del loro corpo (non mentalizzato) e il mondo trasparente dei virtual-social-like che sanno veicolare infinite illusorie incarnazioni e infinite illussorie separazioni (necessarie per crescere) da chi si prende cura di loro. E la velocità virtuale si ferma contro un muro reale ai duecento all’ora. Come ricordavano Vygotskij4 e poi Leont’ev5, è soprattutto il patrimonio culturale della società che sa produrre gli strumenti del pensiero e lo sviluppo dei processi mentali superiori. La cultura risulta lo strumento principale nella formazione della mente ma, soprattutto, nella costruzione dei significati.

Gli studi classici sugli adolescenti che l’antropologa Margaret Mead6 condusse nelle isole Samoa, dimostrarono che a fronte di universali maturazioni puberali, le modificazioni psico-emotive degli adolescenti fossero in gran parte funzionali alla cultura d’appartenenza. Essa, e qui si annida una delle possibili proposte, si può ri-costruire solo attraverso i racconti di esperienze condivise tra le diverse generazioni, aneddoti sul mondo, biografie, autobiografie, l’amore e il desiderio da trasmettere sui banchi di scuola dentro un significato che possa diventate emotivamente partecipato. Una conoscenza situata che sappia comprendere in profondità le nuove forme di comunicazione e abitudini di vita insieme alla costruzione di artefatti culturali e pratiche discorsive quotidiane, potrebbero essere i valori capaci di scardinare l’isolamento di buona parte di questi giovani (che peraltro giustifica qualsiasi atto, in quanto privato), strumenti privilegiati per la costruzione di una nuova identità. Edgar Morin nel suo manifesto per cambiare l’educazione7, parla di un principio ologrammatico dove non solo una parte si trova nel tutto, ma il tutto si trova nella parte. Ciò significa semplicemente che dentro ogni singolo giovane c’è un’intera società, la nostra.

1 Bergeret J. (1984), Personalità normale e patologica, R. Cortina, Milano
2 Jemmet P. (1995), Adolescence e suicide, Masson, Paris
3 Elisabetta Ambrosi, Il fatto quotidiano, 28 Ottobre 2019
Vygotskij L.S.(1934), Pensiero e linguaggio, Laterza, Bari 1990
Leont’ev A.N. (1997), Attività, coscienza e personalità, Giunti, Firenze
6 Mead M. (1928), L'adolescente in una società primitiva, Giunti, Firenze, 1964
7 Morin E., Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione. Raffaello Cortina: Milano, 2014

Letto 704 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Novembre 2019 11:49

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