Ivan Paterlini

Ivan Paterlini

Ascoltare la musica profondamente, apre nuove vie di ricerca che non avevo mai sognato. A causa di quello che mi hai mostrato questo pomeriggio-non solo quello che hai detto, ma quello che ho sentito e di cui ho fatto esperienza concretamente-sento che da adesso in poi la musica dovrà essere una parte essenziale dell’analisi. Essa raggiunge il profondo materiale archetipico che solo qualche volta conseguiamo nel nostro lavoro analitico con i pazienti. Questo è notevole e meraviglioso.

Carl Gustav Jung

Quanto possono le fiabe aiutarci nel condividere con i più piccoli quanto sta accadendo in tempo di pandemia? Quanto possono sorprenderci e accompagnarci nella comprensione inconscia del periodo che stiamo vivendo? Le fiabe, con la loro cruenza e spesso incomprensibilità, sono l’espressone più pura, genuina e semplice di ciò che inconsciamente appartiene alla psiche collettiva. Come i miti, sanno farci scoprire i fondamenti della psiche umana perché riflettono con grandissima precisione le matrici delle nostre strutture psichiche e archetipiche.

Lunedì, 23 Marzo 2020 12:12

Il gioco in tempo di guerra

Quanto è importante il gioco in tempo di guerra e nelle situazioni difficili della vita? il mito parla dell'amore tra la dea della fortuna Tyche e Ares, un atto d'amore improvviso tra fortuna e guerra che genera il gioco, la casualità che si accompagna alla sfida. Qui troviamo la radice mitica del gioco e di questo mettere insieme aleatorietà (Kubeuo) e scontro (Agon).

L’ultimo come sospensione vitale tra il frastuono del mondo

L’Italia dell’ultimo banco: prima parte di un film in 9 puntate, Nuovo Cinema Paralitico, che verrà pubblicato settimanalmente come fossero capitoli di un intero che solo alla fine riusciremo veramente a titolare (www.corriere.it/nuovo-cinema-paralitico/). Un lavoro di Franco Arminio e Davide Ferrario, poeta e regista da sempre molto attenti all’educazione dello sguardo, a ciò che sta fuori nel mondo ed è dimenticato dal mondo.

Borges, un autore che amo molto, narrava di un pittore che volendo dipingere il mondo, dipinse laghi, colline e monti e boschi, barche e animali morti e uomini. Alla fine della vita, mettendo insieme i quadri e i disegni si accorge che questo immenso collage costruiva il suo volto. (intervista a Luigi Ghirri, niente di antico sotto il sole, SEI Torino: 1997)

Fatta la tara sulla gravità della situazione in Italia e nel mondo, non foss'altro per rispetto dei morti, dei contagiati, degli isolamenti imposti, ecc… resta comunque "l'occasione" per una riflessione antropologica e psicologica importante da fare che ci dovrebbe indurre a rivedere e ri-parametrare abitudini, percezioni e false credenze costruite sul nulla, o quasi nulla.

È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. La vita è ciò che facciamo di essa […]. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. (Pessoa F., Il libro dell’inquietudine)

  1. L’epidermide del mondo

James Turrell è un artista legato all’Arte ambientale e uno dei maggiori esponenti di Light and Space. Le opere di Turrell coinvolgono esplorazioni di luce e di spazio e molte delle sue ricerche si basano sulla deprivazione sensoriale. Lo spettatore attraverso lo smarrimento, viene indotto in uno stato di visione riflessiva che l’artista chiama “vedere voi stessi vedere”, rendendolo consapevole della funzione dei suoi sensi e della luce come sostanza tangibile. Divenire coscienti della nostra esperienza senza cercare di forzarla e modificarla. Ciò che l’autore ci induce a provare davanti alle sue creazioni si avvicina ad una percezione di assenza e, nello stesso istante, di intensa presenza, di stabilità e instabilità; è una percezione del tempo e dello spazio molto vicina alla sensazione di vuoto e di invisibile. Dentro questa forma, si può percepire il silenzio come origine e matrice di parole e di suoni.

Lunedì, 04 Novembre 2019 11:37

Gli adolescenti e la morte

Week-end scorso a Vinci (Firenze), una dicianovenne muore forse con un cocktail di pastiglie in corpo: insieme a lei, tutte le stragi del sabato sera, mi fanno riflettere su alcuni temi legati all’adolescenza e ai tanti ragazzi che ho cercato e cerco tutt’oggi di comprendere come analista e psicoterapeuta.

Martedì, 01 Ottobre 2019 08:33

Dialogo con Paolo Mezzadri

 

Dialogo con Paolo Mezzadri

Nino scritto ieri…ti amo tutti i secondi ma non saprei come amarti per un minuto

Paolo Mezzadri: Mi sono emozionato molto leggendo il tuo articolo sulla mia opera “Il gioco e il tempo”. Come se avessi il telepass per arrivare all’anima della mia arte; mi ha provocato un senso di benessere: ho capito che non si è mai totalmente soli perché a diverse stratificazioni e consapevolezze, apparteniamo. Per un artista che ha perso la fede da molto tempo, non è poco.

Ivan Paterlini: cosa intendi dire Paolo “ho perso la fede”?

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