Ivan Paterlini

Ivan Paterlini

Venerdì, 30 Ottobre 2020 11:29

L'attesa e la speranza

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.

Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(Montale, Ossi di Seppia)

Domenica, 17 Maggio 2020 23:52

Caro Ezio Bosso

Citavo qualche settimana fa in un articolo Janchelevitch, quando scrive che "là dove finiscono le parole inizia la musica", come se non ci fosse la possibilità di tradurla verbalmente, perché essa sa esprimere ciò che non si può con il segno delle parole.

Ascoltare la musica profondamente, apre nuove vie di ricerca che non avevo mai sognato. A causa di quello che mi hai mostrato questo pomeriggio-non solo quello che hai detto, ma quello che ho sentito e di cui ho fatto esperienza concretamente-sento che da adesso in poi la musica dovrà essere una parte essenziale dell’analisi. Essa raggiunge il profondo materiale archetipico che solo qualche volta conseguiamo nel nostro lavoro analitico con i pazienti. Questo è notevole e meraviglioso.

Carl Gustav Jung

Quanto possono le fiabe aiutarci nel condividere con i più piccoli quanto sta accadendo in tempo di pandemia? Quanto possono sorprenderci e accompagnarci nella comprensione inconscia del periodo che stiamo vivendo? Le fiabe, con la loro cruenza e spesso incomprensibilità, sono l’espressone più pura, genuina e semplice di ciò che inconsciamente appartiene alla psiche collettiva. Come i miti, sanno farci scoprire i fondamenti della psiche umana perché riflettono con grandissima precisione le matrici delle nostre strutture psichiche e archetipiche.

Lunedì, 23 Marzo 2020 12:12

Il gioco in tempo di guerra

Quanto è importante il gioco in tempo di guerra e nelle situazioni difficili della vita? il mito parla dell'amore tra la dea della fortuna Tyche e Ares, un atto d'amore improvviso tra fortuna e guerra che genera il gioco, la casualità che si accompagna alla sfida. Qui troviamo la radice mitica del gioco e di questo mettere insieme aleatorietà (Kubeuo) e scontro (Agon).

L’ultimo come sospensione vitale tra il frastuono del mondo

L’Italia dell’ultimo banco: prima parte di un film in 9 puntate, Nuovo Cinema Paralitico, che verrà pubblicato settimanalmente come fossero capitoli di un intero che solo alla fine riusciremo veramente a titolare (www.corriere.it/nuovo-cinema-paralitico/). Un lavoro di Franco Arminio e Davide Ferrario, poeta e regista da sempre molto attenti all’educazione dello sguardo, a ciò che sta fuori nel mondo ed è dimenticato dal mondo.

Borges, un autore che amo molto, narrava di un pittore che volendo dipingere il mondo, dipinse laghi, colline e monti e boschi, barche e animali morti e uomini. Alla fine della vita, mettendo insieme i quadri e i disegni si accorge che questo immenso collage costruiva il suo volto. (intervista a Luigi Ghirri, niente di antico sotto il sole, SEI Torino: 1997)

Fatta la tara sulla gravità della situazione in Italia e nel mondo, non foss'altro per rispetto dei morti, dei contagiati, degli isolamenti imposti, ecc… resta comunque "l'occasione" per una riflessione antropologica e psicologica importante da fare che ci dovrebbe indurre a rivedere e ri-parametrare abitudini, percezioni e false credenze costruite sul nulla, o quasi nulla.

È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. La vita è ciò che facciamo di essa […]. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. (Pessoa F., Il libro dell’inquietudine)

  1. L’epidermide del mondo

James Turrell è un artista legato all’Arte ambientale e uno dei maggiori esponenti di Light and Space. Le opere di Turrell coinvolgono esplorazioni di luce e di spazio e molte delle sue ricerche si basano sulla deprivazione sensoriale. Lo spettatore attraverso lo smarrimento, viene indotto in uno stato di visione riflessiva che l’artista chiama “vedere voi stessi vedere”, rendendolo consapevole della funzione dei suoi sensi e della luce come sostanza tangibile. Divenire coscienti della nostra esperienza senza cercare di forzarla e modificarla. Ciò che l’autore ci induce a provare davanti alle sue creazioni si avvicina ad una percezione di assenza e, nello stesso istante, di intensa presenza, di stabilità e instabilità; è una percezione del tempo e dello spazio molto vicina alla sensazione di vuoto e di invisibile. Dentro questa forma, si può percepire il silenzio come origine e matrice di parole e di suoni.

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